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Forte Marghera Fernanda Pivano Giulio Casale frammenti

Dicembre 31, 1969

<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Verdana" size="4">30&nbsp;giugno 2006, qualche riga…<br /><br />Che roba ieri sera a Forte Marghera, che gran roba&hellip;<br /></font><font face="Verdana" size="4">Fernanda Pivano racconta di Pavese, De Andr&egrave;, Hemingway, Ginsberg, Corso, Kerouac, Levi, Dylan, ed altri ancora. </font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Verdana"><font size="4">Racconta di loro come pu&ograve; fare solo chi li ha conosciuti e condiviso con loro ben pi&ugrave; di un bicchiere riempito dalla stessa bottiglia. Lo fa&nbsp;con quel di pi&ugrave; che &egrave; in grado di dare, quella voce sorridente e al tempo stesso piena di messaggi forti: in primis l&rsquo;inscalfibile forza della poesia, strada<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>impossibile da arrugginire, la non violenza come via, la liberazione di&nbsp;mente e corpo&nbsp;, le forti critiche ai governanti, l&rsquo;anarchia nei giorni e molto altro ancora.<br /></font><font size="4">Dylan, e davanti a lei Giulio Casale prende la chitarra e inizia The times they&rsquo;re a changin&rsquo;, l&rsquo;esegue proprio bene, anzi, pi&ugrave; che eseguirla l&rsquo;interpreta: gli attimi di silenzio fra una parola e l&rsquo;altra, una strofa e l&rsquo;altra, il respiro che si concentra ed il salire e scendere della voce sono cartine al tornasole che non mentono. </font></font><font face="Verdana"><font size="4">Lei &egrave; dietro, da un divano rosso canta a memoria, scandisce le parole e le braccia nell&rsquo;aria seguono quel significato: sembrano un pennone su cui sventola l&rsquo;interpretazione di Casale.<br />&nbsp;</font><font size="4">The times they&rsquo;re a changin&rsquo;, 1964, i tempi stanno per cambiare scriveva un signor Zimmermann ancora non celebre. Se Like a rollin&rsquo; stone avrebbe cambiato la storia del rock, se Blowin in the wind avrebbe musicato migliaia di cortei pacifisti, The times they&rsquo;re a changin&rsquo; era di quegli anni l&rsquo;icona sociale, ed ascoltandola ieri nella voce d&rsquo;un uomo al tempo non era ancora nato, vedendo come lei la cantasse con gli occhi che brillavano pi&ugrave; del suo anello quando questo incontrava un riflesso di luce&hellip;bastava a capire che non &egrave; finita, ed il vento soffia ancora.</font><br /></font><font face="Verdana"><font size="4">Certo, i tempi non sono cambiati come auspicava il brano, ma senza quelle parole sarebbero cambiati di meno, e molto sarebbe mancato, anche a chi di quei versi non ha conoscenza.<br /></font><font size="4">Che roba, che gran roba&hellip;</font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Verdana" size="4">E un grazie agli organizzatori.</font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Verdana" size="4"></font></p>
<p class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Verdana" size="4"></font></p>

Original post by Toni Piccini

La strategia multipolare dellIndia

Dicembre 31, 1969

La strategia multipolare dell&rsquo;India<br />di <span style="font-weight: bold;">Tiberio Graziani</span> direttore della rivista di <a target="_blank" href="http://www.eurasia-rivista.org ">Studi Geopolitici Eurasia</a><br /><br /><span style="font-style: italic; color: rgb(153, 51, 0);">Presentazione del n. 2/2006 di Eurasia, dedicato all&rsquo;India, Mercoled&igrave; 17 Maggio - ore 18.00, presso la LIBRERIA DRAGHI Via Santa Lucia 11 - PADOVA con gli interventi di Stefano Vernole e Claudio Mutti.</span><br /><br />La crescita economica dell&rsquo;India<br /><br />Al pari della Cina, seppur con un ritmo pi&ugrave; lento (circa il 6% annuo), anche l&rsquo;India ha registrato, negli ultimi quindici anni, un tasso di crescita economica tale da poterla inserire, nelle proiezioni per il 2020 effettuate dalla Banca mondiale e dal FMI, tra le quattro economie pi&ugrave; importanti del pianeta. Altro dato rilevante, da tenere sempre in considerazione quando si analizzano nazioni caratterizzate da una imponente massa demografica (1 028 610 328 abitanti nel caso della Repubblica di Bhārat, secondo il censimento del 2001), &egrave; anche la sua percentuale di crescita annuale, che, sebbene non elevata, sfiora, infatti, appena l&rsquo;1,6% (1998-2003), costituisce un importante ed imprescindibile parametro di valutazione per tentare di comprendere il ruolo e il peso che l&rsquo;India acquisir&agrave;, a livello mondiale, nei prossimi decenni.<br />Passare dall&rsquo;attuale undicesimo posto nella classifica delle maggiori economie mondiali al quarto &egrave; l&rsquo;obiettivo sia del governo di Manmohan Singh, padre delle riforme &ldquo;liberiste&rdquo; ed esponente della coalizione guidata dal Partito del Congresso, che della composita opposizione, nazionale ed antiliberista, che vede, oggettivamente alleati, il Partito del Popolo (Bharatiya Janata Party), considerato, secondo gli schemi occidentali, di destra, il Partito Comunista Indiano e il Partito Comunista Indiano marxista &ndash;leninista.<br /><br />L&rsquo;adozione di un particolare modello di &ldquo;sviluppo&rdquo;, che privilegia una considerevole specializzazione nel terziario avanzato e un interesse specifico nella ricerca scientifica e tecnologica, ha permesso all&rsquo;India di ritagliarsi, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;economia mondiale, il ruolo di &ldquo;attrattore globale&rdquo; dei settori dei servizi e della ricerca scientifica, con particolare riferimento ad aree economicamente &ldquo;sensibili&rdquo;, quali quella farmaceutica e quella della information technology, da sempre presidiate dagli USA e dal Regno Unito. Ci&ograve; ha destato moltissima preoccupazione in questi paesi e provocato norme e regolamenti di difesa; recentemente (2005), solo per fare un esempio, il Senato statunitense ha approvato un provvedimento per escludere dalle commesse pubbliche le aziende che abbiano delocalizzato in offshoring (anche solo 50 posti di lavoro) negli ultimi cinque anni.<br /><br />I governi indiani dell&rsquo;ultimo decennio, oltre a sostenere la crescita economica del Paese e facilitare, tramite una pragmatica azione diplomatica, la sua graduale partecipazione all&rsquo;economia mondiale, hanno avviato vasti programmi di modernizzazione delle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali e della rete di forniture energetiche. Tali programmi, tuttavia, stentano a realizzarsi a causa delle tensioni interne generate dalla contrapposizione tra la tendenza profondamente &ldquo;liberista&rdquo; dell&rsquo;attuale governo e l&rsquo;opposizione.<br /><br />Una strategia multipolare<br /><br />L&rsquo;India, come peraltro l&rsquo;altro colosso asiatico, la Cina, cerca di capitalizzare il suo recente &ldquo;boom&ldquo; economico anche in sede internazionale, facendosi valere ed accreditare, non solo come un occasionale &ldquo;partner&rdquo;, teoricamente &ldquo;strategico&rdquo;, ma anche e soprattutto come potenza nucleare e membro costituente di un nuovo assetto planetario.<br />L&rsquo;India, infatti, da come si desume dall&rsquo;analisi delle sue azioni in politica estera, sembra aver compreso pienamente l&rsquo;attuale momento storico, che &egrave; caratterizzato dall&rsquo;essere un periodo di transizione tra il precedente sistema bipolare ed un futuro sistema multipolare in fase di realizzazione. Un periodo storico di transizione, teniamo a sottolineare, in cui il grado di perturbazione pare essere giunto al suo punto culminante, dato che la incerta &ldquo;reggenza unipolare&rdquo; dell&rsquo;iperpotenza statunitense mostra sempre pi&ugrave; i segni del suo declino, tra i quali citiamo: il &ldquo;pantano&rdquo; iracheno, l&rsquo;accettazione, obtorto collo , della politica nucleare indiana, la cooperazione russo-cinese in campo militare, le relazioni &ldquo;particolari&rdquo; tra alcuni Paesi del Sud America, in primo luogo il Brasile e il Venezuela, con Cina, India e Russia.<br /><br />La consapevolezza, metabolizzata dall&rsquo;India, di trovarsi in un processo di transizione verso un nuovo ordine mondiale, e l&rsquo;esperienza maturata come potenza regionale dal giorno dell&rsquo;indipendenza (15 agosto 1947) fino ai primi anni novanta, peraltro rimarcata, simbolicamente pi&ugrave; volte (nel 1955, in occasione della Conferenza di Bandung dei &ldquo;Paesi non allineati&rdquo;, nel 1974 con i primi esperimenti nucleari) la obbligano ad assumere una responsabilit&agrave; non solo regionale ma mondiale.<br />Una responsabilit&agrave; che muove proprio dal ruolo geopolitico che Nuova Delhi ha posseduto nel corso della seconda met&agrave; del secolo scorso. L&rsquo;Unione indiana, infatti, ben prima della Cina e di altre importanti nazioni di quello che veniva denominato, nella pubblicistica dell&rsquo;epoca, &ldquo;terzo mondo&rdquo;, aveva intuito che il sistema bipolare poggiava su un equilibrio precario e per tale motivo si fece sia madrina del movimento dei Paesi non allineati sia &ldquo;correttore&rdquo; del divario tra USA e &ldquo;blocco sovietico&rdquo; aderendo a intese di amicizia con quest&rsquo;ultimo. Occorre ricordare che l&rsquo;amicizia con l&rsquo;Unione Sovietica si rafforz&ograve; anche a causa degli attriti tra Pechino e Nuova Delhi, sfociati, come noto, negli scontri armati del 1962-63 e, soprattutto, con la scelta cinese di far parte del dispositivo nixoniano Washington-Islamabad-Pechino.<br /><br />La funzione di &ldquo;correttore&rdquo; che l&rsquo;India ha assunto nell&rsquo;ambito del precedente sistema geopolitico, le permette attualmente di rinsaldare, questa volta, per&ograve;, su una base di parit&agrave; e di accresciuta autonomia, i suoi legami con Mosca, mentre la sua partecipazione al movimento dei non allineati, la candida ad essere, insieme a Russia e Cina, uno dei Paesi guida di un ipotetico sistema multipolare. A conferma di tale strategia, occorre menzionare i recenti accordi siglati con la Cina sul contenzioso delle frontiere e sulla collaborazione tecnologica e scientifica in campo energetico.<br /><br />La costituzione di un asse Mosca&ndash;Pechino-Nuova Delhi sembra dunque essere un fatto acquisito. A tale dispositivo, geopoliticamente rilevante per l&rsquo;autonomia della massa continentale eurasiatica dalla tutela statunitense, manca tuttavia un pendant vitale ed insostituibile, quello che la emanciperebbe integralmente, dall&rsquo;Atlantico al Pacifico, e permetterebbe una pax eurasiatica: l&rsquo;asse europeo Parigi-Berlino-Mosca.<br />Al fine di non vanificare il lavoro dei governi di Mosca, Pechino e Nuova Delhi nella costruzione di un nuovo sistema che tenga conto delle peculiarit&agrave; e delle aspirazioni nazionali, e di avere, soprattutto, un ruolo di parit&agrave; nel futuro assetto multipolare, &egrave; compito dei decisori europei fare una scelta di campo funzionale agli interessi dei propri popoli e del continente eurasiatico.

Original post by Nicola Gemignani

Mostra del Cinema 3 bis

Dicembre 31, 1969

<span style="font-weight: bold;">&quot;Re per una notte&quot; &egrave; realizzato in collaborazione con:</span><br style="font-weight: bold;" /> <a style="font-weight: bold;" href="http://www.frontiereprogetti.com/">FRONTIERE</a><span style="font-weight: bold;"> progetti</span><br style="font-weight: bold;" /> <a style="font-weight: bold;" href="http://www.eurasia-rivista.org/">EURASIA</a><span style="font-weight: bold;">, la rivista di studi geopolitici sul continente Euroasiatico</span><br /><br /><br /><img width="47" vspace="2" hspace="2" height="29" align="left" alt="" src="/picture/upload/Image/nexus/leone_mostra.jpg" />Ieri sera passerella d’onore per David Lynch, al Lido per ritirare il Leone d’Oro alla carriera. Cerimonia rapida e minimalista per premiare questo grande regista, che forse ha cercato di &quot;tirare&quot; a campare troppo sul successo di Mulholland Drive. Il suo nuovo film Inland Empire parla della storia di una ragazza, Nikki (interpretata da Laura Dern anche lei al Lido), che si appresta a interpretare il ruolo pi&ugrave; importante della sua carriera per la regia di Jeremy Irons. Onirico, in-reale e reale, gli intrecci di Lynch ormai non fanno pi&ugrave; discutere ma sorprendono ancora, paradosso del suo cinema. Senza sceneggiatura iniziale, come ha detto lui stesso, il film si &egrave; sviluppato sul set, attraverso le sue sensazioni, le sue immagini, i suoi sogni (o incubi?). Inland Empire &egrave; una zona di Los Angeles e rappresenta secondo Lynch il mondo che &egrave; dentro di noi. &quot;Il cinema, racconta, &egrave; un linguaggio e parla come le parole non potranno mai fare. Non posso spiegare razionalmente i miei film, voglio che siano gli spettatori a trovare le proprie conclusioni&quot;. &quot;Inland Empire &egrave; la mia Dolce vita&quot;.

Original post by Nicola Gemignani

Mostra del Cinema 4

Dicembre 31, 1969

<span style="font-weight: bold;">&quot;Re per una notte&quot; &egrave; realizzato in collaborazione con:</span><br style="font-weight: bold;" /><a href="http://www.frontiereprogetti.com/" style="font-weight: bold;">FRONTIERE</a><span style="font-weight: bold;"> progetti</span><br style="font-weight: bold;" /><a href="http://www.eurasia-rivista.org/" style="font-weight: bold;">EURASIA</a><span style="font-weight: bold;">, la rivista di studi geopolitici sul continente Euroasiatico</span><br /><br /><br /><img width="47" vspace="2" hspace="2" height="29" align="left" src="/picture/upload/Image/nexus/leone_mostra.jpg" alt="" /><font size="2"> </font>
<p><font size="2">Oggi &egrave; stata la giornata di Pier Paolo Pasolini. <br />E anche oggi &egrave; stata una giornata all’insegna della coda.<br />45′ d’attesa per garantirsi un posta in Sala Volpi per assistere a &quot;Pasolini prossimo nostro&quot;, il fotoromanzo come l’ha definito lo stesso regista Giuseppe Bertolucci, intervista che Pier Paolo Pasolini ha rilasciata ad un giornalista del Corriere della Sera, durante le riprese di Sal&ograve; o le 120 giornate di Sodoma.<br />Fotoromanzo perch&egrave; pi&ugrave; che sequenze del film, sono le fotografie di scena riprese da Deborah Beer (a cui il film &egrave; dedicato) che ne raccontano le sequenze, le emozioni. <br />Il film &egrave; forse uno dei pi&ugrave; difficili sia per Pasolini sia per il pubblico. Pesante, atroce, ridicolo e horror (secondo le varie definizioni che si possono raccogliere da chi &egrave; riuscito almeno una volta ad arrivare alla fine), Sal&ograve; o le 120 giornate di Sodoma, rappresenta &quot;i quattro poteri che governano il corpo e quindi l’intelletto&quot;, racconta Pasolini. &quot;Io quando decido di fare un film lo faccio non perch&egrave; ho tante idee da mettere in scena, ma ho un flash&quot;. &quot;Il flash &egrave; il film&quot;. &quot;Io - continua il regista - uso spesso attori non professionisti. Riprendo tutto. Il vero lavoro &egrave; poi il montaggio per elimare quello che non serve&quot;. &quot;Con questo film invece, oltre ad utilizzare attori professionisti , ho preteso anche da i giovani senza esperienza di lavorare come lo fossero&quot;. &quot;Di fatto - racconta - il film non avr&agrave; bisogno di montaggio perch&egrave; quello che ho ripreso &egrave; gi&agrave; montato&quot;.<br />Paradossalmente dal film pi&ugrave; difficile, emerge l’immagine pi&ugrave; nitida del regista, poeta, scrittore. E’ il film da cui parte tutto, da cui tutti dovrebbero partire per conoscere il Pasolini. Il Pasolini di tutti. <br />Alla domanda &quot;lei crede?&quot;, Pasolini risponde &quot;credo e non credo, ma produco un film se so cosa produco e a chi va il prodotto finale&quot;. E’ l’ultimo film di cui non vedr&agrave; la fine. E’ un &quot;testamento intellettuale&quot;. Il suo testamento.<br /><br /> </font></p>

Original post by Nicola Gemignani

Mostra del Cinema 3

Dicembre 31, 1969

<span style="font-weight: bold;">&quot;Re per una notte&quot; &egrave; realizzato in collaborazione con:</span><br style="font-weight: bold;" /><a href="http://www.frontiereprogetti.com/" style="font-weight: bold;">FRONTIERE</a><span style="font-weight: bold;"> progetti</span><br style="font-weight: bold;" /><a href="http://www.eurasia-rivista.org/" style="font-weight: bold;">EURASIA</a><span style="font-weight: bold;">, la rivista di studi geopolitici sul continente Euroasiatico</span><br /><br /><br /><img width="47" vspace="2" hspace="2" height="29" align="left" src="/picture/upload/Image/nexus/leone_mostra.jpg" alt="" /><font size="2">
<p>Anche se non si sa ancora chi sara’ il vincitore della Mostra del cinema, i produttori e distributori si sono dati da fare per promuovere i loro film attraverso l’affissione di cartelloni pubblicitari che trovano spazio sul lungo mare del Lido.</p>
<p>Del resto non sara’ certo il premio piu’ ambito a fare di quel film una gallina dalle uova d’oro. Lo sara’ se il pubblico lo andra’ a vedere (alla faccia dei critici). Si nota cosi’ che The Queen e’ in testa alla impotetica classifica seguito da &quot;Children of man&quot; e &quot;La stella che non c’e'&quot;. Dato che questi cartelloni sono stati appesi prima delle visioni dei film, viene da pensare che la classifica del &quot;piu’ bello&quot; che giorno per giorno giornali, riviste, radio etc. ci propinano derivi semplicemente dal messaggio subliminare (ma non troppo) che questa &quot;pubblicita’&quot; esercita sui critici e cinefili, che sul bus che li accompagna si lasciano trasportare dall’emozione che il mare offre loro distraendoli dal loro acuto lavoro che non va mai (quasi) d’accordo con il parere del pubblico. Altrimenti non si capirebbe perche’ non indovinano mai il vincitore. <br /><br /></p>
</font>

Original post by Nicola Gemignani

Mostra del Cinema 2

Dicembre 31, 1969

<span style="font-weight: bold;"><br />&quot;Re per una notte&quot; &egrave; realizzato in collaborazione con:</span><br style="font-weight: bold;" /> <a style="font-weight: bold;" href="../../../../exit.php?url=www.frontiereprogetti.com%2F">FRONTIERE</a><span style="font-weight: bold;"> progetti</span><br style="font-weight: bold;" /> <a style="font-weight: bold;" href="../../../../exit.php?url=www.eurasia-rivista.org%2F">EURASIA</a><span style="font-weight: bold;">, la rivista di studi geopolitici sul continente Euroasiatico</span><br /><br /><br /><img width="47" vspace="2" hspace="2" height="29" align="left" src="/picture/upload/Image/nexus/leone_mostra.jpg" alt="" />Ci sono alla Mostra del Cinema delle storie che si rincorrono. Giovani che non vogliono diventare adulti, adulti che vorrebbero tornare giovani. I primi per paura. I secondi perch&egrave; sanno cosa si sono persi e vorrebbero rimediare. I giovani di Falkenberg, cittadina sul mare svedese, si vedono ben rappresentati dal film di Jesper Ganlandt bench&egrave; piuttosto lento (e la musica certo non aiuta), che racconta di cinque giovani amici che devono decidere cosa fare della loro vita finita l’estate. Indubbiamente il pi&ugrave; romantico e sognatore risulter&agrave; David che consegner&agrave; post-mortem il proprio diario, linea guida e vera e propria soluzione dei dubbi che coinvolge gli amici rimasti. In fondo anche David ha fatto una scelta. Rimarr&agrave; solo la paura di non poter tornare nella cittadina natale una volta presa la decisione di trasferirsi a Goteborg, metropoli e quindi favolosamente pronta ad accogliere giovani di buone speranze.<br />Chi invece ha raggiunto gli anta e si vede suo malgrado coinvolto in un &quot;grande freddo&quot; dovr&agrave; fare i conti, cinematograficamente parlando, con Fallen di Barbara Albert. Gli anta in questo caso sono 5 donne, che per&ograve; ci raccontano cose gi&agrave; viste, gi&agrave; conosciute, ripetutamente noiose. &quot;Il grande freddo&quot; &egrave; passato. L’unica cura &egrave; circondarsi di persone pi&ugrave; giovani. A partire dalla moglie, sosterrebbe qualcuno!<br /><br />Finalmente domani il primo premio. David Lynch ritira il premio &quot;Leone d’Oro&quot; alla carriera a cui seguir&agrave; la proiezione del suo Inland Empire, la storia di un mistero, il mistero di un mondo all’interno di altri mondi, che si svela intorno a una donna, un adonna innamorata e in pericolo… speriamo solo non sia un’altro Mulholland Drive. La Mostra del Cinema di Venezia merita decisamente di pi&ugrave;.

Original post by Nicola Gemignani

Mostra del Cinema 1

Dicembre 31, 1969

<span style="font-weight: bold;">&quot;Re per una notte&quot; &egrave; realizzato in collaborazione con:</span><br style="font-weight: bold;" /> <a href="http://www.frontiereprogetti.com/" style="font-weight: bold;">FRONTIERE</a><span style="font-weight: bold;"> progetti</span><br style="font-weight: bold;" /> <a href="http://www.eurasia-rivista.org/" style="font-weight: bold;">EURASIA</a><span style="font-weight: bold;">, la rivista di studi geopolitici sul continente Euroasiatico</span><br /><br /><br /><img width="47" vspace="2" hspace="2" height="29" align="left" src="/picture/upload/Image/nexus/leone_mostra.jpg" alt="" />Un mare di &quot;se&quot;. O meglio una laguna di &quot;se&quot;.<br />Se non si &egrave; ancora visto un film da &quot;leone d’oro&quot;.<br />Se per adesso il film che ha ricevuto pi&ugrave; applausi e consensi da critica e pubblico &egrave; stato &quot;The Queen&quot; di Stephen Frears (ma incrociamo le dita per il film di Gianni Amelio &quot;La stella che non c’&egrave;&quot; con Sergio Castellito&quot;), esistono comunque delle certezze.<br />La prima &egrave; che il grande pubblico sembra aver disertato in parte la rassegna.<br />Che anche quest’anno la gestione degli accreditati ha dimostrato ancora una volta le difficolt&agrave; logistiche di un Lido che non ha sale attrezzate e che deve fare di necessit&agrave; virt&ugrave; e scontentare molti che dopo code interminabili si vedo negato l’ingresso.<br />Ma veniamo a quello che &egrave; andato bene.<br />Anche se ormai sono una certezza, le sezioni &quot;parallele&quot; (per es. Orizzonti) dimostrano che il cinema &egrave; vivo. Che a livello Europeo esiste una &quot;fabbrica&quot; di talenti che riesce a portare sullo schermo storie raccontate con cos&igrave; tanta convinzione, passione e amore che &egrave; un peccato sapere gi&agrave; in anticipo non troveranno posto nei palinsesti televisivi e nei circuiti cinematografico salvo le sale d’essai (che per fortuna continuano ad esistere).<br />Parallelamente a questi se e certezze, La Mostra propone anche una retrospettiva dedicata a Joaquim Pedro de Andrade, uno dei padri del Cinema Novo, movimento che di fatto ha rivoluzionato la cinemtografia brasiliana. Grazie ai figli di de Andrade, in particolare grazie ad Alice de Andrade, vengono riproposti 14 lavori tra documentari, lungometraggi e cortometraggi.<br />Uno dei pi&ugrave; famosi &egrave; senza dubbio &quot;Macunaima&quot;, del 1969, dove &quot;il&quot; classico eroe brasiliano, chiamato Macunaima, si sposta dalla foresta alla citt&agrave;, scoprendo cose nuove e persone assurde, una citt&agrave; nel pieno della rivoluzione dove basta correre per strada per venir fermati ed arrestati perch&egrave; sospetti. Sangue palesemente finto. Corpi aperti in due con le viscere all’aria sempre palesemente finte. Un dramma-comico-surreale, che per&ograve; dice molto sulla costruzione di un’identit&agrave; culturale. Tra rivoluzionarie e prostitute, tra amici e fratelli, il nostro eroe torner&agrave; nella foresta, non sconfitto ma anzi vincitore (ha recuperato un amulto portafortuna), finendo in un lago nelle braccia della morte, dove il suo sangue sgorger&agrave; abbondante spruzzato da un tubicino che si vede e de Andrade non fa nulla per nascondere.

Original post by Nicola Gemignani

Lucio Fontana VeneziaNewYork

Dicembre 31, 1969

<img width="150" vspace="2" hspace="2" height="150" align="left" src="/picture/upload/Image/nexus/fontana.jpg" alt="" />Lucio Fontana nel 1961 dipinge, in pochi mesi, una serie di tele considerate uniche: un suo momento di grande rarit&agrave; conosciuto dagli studiosi come le venezie. Dopo aver per lungo tempo intitolato le sue opere Concetto Spaziale o Attese, Fontana ora adotta per la prima volta titoli poetici dedicati in maniera esplicita a una citt&agrave;. Venezia era tutta d&rsquo;oro o Notte d&rsquo;amore a Venezia sono solo alcuni dei dipinti che saranno esposti alla Collezione Peggy Guggenheim nell&rsquo;attesissima mostra lucio fontana. venezia/new york dal 4 giugno al 24 settembre 2006, a cura di Luca Massimo Barbero. L&rsquo;esposizione, che gode del patrocinio della Fondazione Lucio Fontana, Milano, &egrave; dedicata al ciclo delle venezie e alla serie di opere in metallo chiamata new york qui riunite e presentate insieme per la prima volta. A sugellare l&rsquo;eccezionalit&agrave; dell&rsquo;evento sar&agrave; il viaggio oltreoceano delle venezie e delle new york: dal 13 ottobre 2006 al 17 gennaio 2007 la mostra approder&agrave;, infatti, al Museo Solomon. R. Guggenheim di New York. <br /><br />Nel 1961 Fontana &egrave; protagonista della mostra di Palazzo Grassi Arte e Contemplazione. Per l’occasione esegue un ciclo di dipinti dedicato a Venezia e alla sua laguna: le venezie. Le tele vengono pensate e dipinte in una materia d&rsquo;olio copiosa, spesso bucata e tagliata con inserzioni di materiali vetrosi, percorse da segni che presentano le &ldquo;curve&rdquo; delle chiese, le linee dell&rsquo;acqua al chiaro di luna, le preziosit&agrave; dei mosaici della Basilica di S. Marco e dello splendore tutto bizantino della citt&agrave; scrigno dell&rsquo;arte mondiale. I dipinti creano una sintesi degli elementi della citt&agrave;, spaziando dall&rsquo;oro al bianco della pietra d&rsquo;Istria, alle trasparenze vitree, al nero profondo della notte. Sono tutti dipinti su tela, quadrati di 1,50 metri di lato, di forte impatto visivo e preziosi, provocano nel pubblico una grande sorpresa per la ricchezza barocca e descrittiva dei loro materiali. Lo stesso anno il critico Michel Tapi&eacute; organizza l&rsquo;esposizione di questo ciclo di dipinti a New York, alla galleria di Martha Jackson: la prima mostra personale di Fontana negli Stati Uniti lo consacra nuovo maestro dell&rsquo;avanguardia internazionale. Di rimando Lucio Fontana rimane affascinato dalla citt&agrave; americana e, in un curioso gioco geografico ed estetico, mentre espone le venezie a New York prepara alcuni bozzetti dedicati alla metropoli che, al suo rientro in Italia, eseguir&agrave; in una serie indimenticabile di metalli: le new york. Grandi lastre di ottone lucido e graffiato, forato e tagliato con forza, penetrato da grandi segni verticali che simulano la forza delle costruzioni newyorchesi, il metallo e il vetro dei palazzi. Sono opere di forte impatto, seducenti per il loro carattere tormentato, metafora della tensione elettrica della citt&agrave; che cambia.<br /><br />La mostra alla Collezione Peggy Guggenheim (che comprende anche una sezione d&rsquo;apertura con importanti capolavori di Fontana) parte da due dati importanti: l&rsquo;opera Concetto Spaziale Buchi (1949) e le tele del 1958/59 con i primi Tagli. &Egrave; intorno al biennio 1959-61 che si svolge la prima parte dell&rsquo;esposizione con le opere materiche chiamate gli Olii: una sostanza densa di colore a olio &egrave; stesa sulle tele a creare un vero e proprio campo materico su cui le mani imprimono segni forti. La problematica che Fontana affronta in questo preciso momento sembra essere quella di uscire dalla concettualit&agrave; algida e minimale del monocromo per dare origine a opere che riuniscano in toto le sue ricerche. L&rsquo;olio permette di affondare il segno, sia esso un taglio o un buco simile allo squarcio. Spesso questa materia, gi&agrave; di per s&eacute; voluttuosa, &egrave; bianca oppure rosa, un rosa tenero, prossimo alla sensualit&agrave; della carne.<br /><br />&Egrave; nel 1961 che Fontana inizia a creare dipinti sempre pi&ugrave; spessi a olio, dove la materia &egrave; di una pasta argento o d&rsquo;oro nella quale incastona e blocca pezzi di vetro colorato, come in piccole galassie. Sono queste le venezie, una delle poche serie con un titolo naturalistico. Le opere destano scandalo e attenzione. Il maestro dell&rsquo;Informale che esegue un ciclo pittorico dedicato alla citt&agrave; di Venezia, suona come una provocazione paradossale e anti-avanguardistica. Nelle mostre del 1961 di Venezia e New York, Fontana espone 15 venezie, altri dipinti della stessa serie verranno presentati solo dopo la morte dell&rsquo;artista. Poco dopo il 1961, le venezie e parte della serie dedicata a new york sono state disperse tra importanti collezioni museali e private in Europa, America e persino in Giappone. Partendo quindi dalle mostre del 1961 e seguendo le successive esposizioni dedicate ai Metalli, il curatore, con un lavoro durato oltre due anni, ha rintracciato ogni singola opera per presentare in maniera esaustiva entrambe le ricerche del Maestro. Finalmente, a oltre quarantacinque anni di distanza &egrave; possibile vedere riunite per la prima volta insieme ben 11 tele della serie le venezie e altrettante new york. La rarit&agrave; di questo &rdquo;incontro&rdquo; rende la mostra evento certamente irripetibile.<br /><br />Lucio Fontana. venezia/new york offre l&rsquo;occasione unica di osservare delle opere straordinarie come Il cielo a Venezia accanto a Sole in Piazza San Marco e a Concetto Spaziale Laguna di Venezia. Tra le new york spicca l&rsquo;imponente trittico di metallo Concetto Spaziale, New York 10, di oltre tre metri di base, insieme a lamiere pi&ugrave; piccole e metalli raramente visibili. Tracciando un parallelo, &egrave; legittimo affermare che la mostra veneziana fornisce un primo spaccato di differenze e affinit&agrave; all&rsquo;interno dell&rsquo;opera di uno dei maestri del dopoguerra: le venezie rappresentano l&rsquo;ideale didascalico dell&rsquo;amore per il Barocco e la storia dell&rsquo;architettura urbana antica, le new york sono il simbolo della sorpresa di Fontana per la contemporaneit&agrave;. <br /><br />Lucio Fontana. Venezia/New York &egrave; realizzata grazie al sostegno di Banca Aletti, Private &amp; Investment Bank del gruppo Banco Popolare di Verona e Novara. La mostra gode anche del supporto della Murray &amp; Isabella Rayburn Foundation grazie alla generosit&agrave; di Maurice Kanbar. Si ringraziano l&rsquo;Istituto per il Commercio Estero (ICE), la Regione Veneto, Alitalia, e Tratto in qualit&agrave; di trasportatore ufficiale della mostra. <br /><br />Il catalogo a cura di Luca Massimo Barbero, &egrave; impreziosito da inediti materiali d&rsquo;archivio, ritratti fotografici dell&rsquo;artista, riproduzioni di rarissimi disegni e opere su carta del Maestro. La pubblicazione, edita dalla Collezione Peggy Guggenheim, si propone come nuovo strumento di studio e approfondimento dei due momenti della ricerca di Fontana grazie al lucido contributo degli autori, oltre allo stesso Barbero, Enrico Crispolti, Paolo Campiglio e Barbara Ferriani. <br /><br />I programmi della Collezione Peggy Guggenheim sono resi possibili grazie al sostegno del Comitato Consultivo della Collezione Peggy Guggenheim.<br />

Original post by Nicola Gemignani

CINEMAPI Arriva la nuova carta servizi

Dicembre 31, 1969

CINEMAPI&Ugrave;. Arriva la nuova carta servizi del Circuito Cinema Comunale e del Centro Culturale Candiani&nbsp; <br /><br />Dopo dodici anni di onorato servizio, Cinemacard - la carta servizi ideata per favorire l&rsquo;incremento dei consumi cinematografici risparmiando sul prezzo dei biglietti &ndash; va in archivio. <br />E al suo posto arriva CinemaPi&ugrave;, la nuova carta servizi del Circuito Cinema Comunale, che ingloba in un unico documento i benefits della Cinemacard e l&rsquo;accesso agli archivi videotecari di Venezia (Videoteca Pasinetti) e Mestre (Videoteca del Centro Culturale Candiani). <br />Un&rsquo;unica tessera, dunque, per continuare ad usufruire dei benefici della vecchia carta servizi e per scegliere di volta in volta tra i programmi della Pasinetti e del Candiani senza dover ricorrere a nuove iscrizioni. <br /><br />Tra i benefici di CinemaPi&ugrave; &ndash; che avr&agrave; cadenza annuale, valida sino al giugno 2007 &ndash; ricordiamo la riduzione tutti i giorni e per tutti gli spettacoli nelle sale del Circuito comunale (Giorgione, Astra, Dante), la riduzione nei giorni feriali nelle sale mestrine del Circuito Furlan (Corso, Corsino, Palazzo, Excelsior), gli sconti e le agevolazioni in un centinaio di esercizi convenzionati (tra cui, new entry, il Teatro Toniolo), il ricevimento a domicilio dei magazine mensili Circuito Cinema e New{s} Candiani e il ricevimento per posta elettronica delle news settimanali, con tutti gli aggiornamenti di programmazione, gli inviti, gli approfondimenti.<br /><br />CinemaPi&ugrave; sar&agrave; in vendita dai primi di giugno presso la biglietteria del Candiani, l&rsquo;Ufficio Attivit&agrave; Cinematografiche del Comune di Venezia (San Stae 1991), le multisale Giorgione Movie d&rsquo;essai e Astra, il Cinema Dante, le librerie Cafoscarina, Don Chisciotte d&rsquo;essai, Fantoni, LidoLibri. <br /><br />La nuova carta servizi sar&agrave; posta in vendita al prezzo di <span style="font-weight: bold;">25 euro </span>(carta ordinaria) e al prezzo di 20 euro (carta studenti).&nbsp; <br /><br />All&rsquo;atto della sottoscrizione, si consiglia di registrarsi direttamente on line immettendo i propri dati nella scheda che compare sulla home page del Circuito Cinema Comunale al sito: <a href="http://www.comune.venezia.it/cinema " style="color: rgb(0, 0, 255);">www.comune.venezia.it/cinema </a><br />

Original post by Nicola Gemignani

A Palazzo Bomben TV quotLe virt capitaliquot

Dicembre 31, 1969

Testi provocatori che scandalizzano, turbano e rovesciano il pensiero comune, libri scomodi, audaci e pericolosi (quasi) completamente ignorati in Italia.<br />Dopo gli incontri promossi lo scorso anno a Palazzo Bomben con lo scopo di indagare il delicato rapporto fra Autorit&agrave; e Libert&agrave;, tra economia, ambiente, politica e giustizia, altri quattro appuntamenti dedicati alle libert&agrave; individuali, in collaborazione con la casa editrice Liberilibri.<br />Invidia, egoismo, amore di s&eacute; e lusso, odiosi e riprovevoli vizi privati, paradossalmente riletti come &ldquo;virt&ugrave; capitali&rdquo; indispensabili allo sviluppo della societ&agrave;.<br /><br />Ne parleranno: Luigi Marco Bassani, Paolo Bernardini, Daniele Francesconi, Nicola Iannello, Carlo Lottieri, Armando Massarenti, Quirino Principe.<br />&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />mer 03 maggio ore 20.30 Sociabilit&agrave;. Vizi privati, benefic&icirc; pubblici<br />mer 10 maggio ore 20.30 L’invidia e la societ&agrave;<br />mer 17 maggio ore 20.30 La virt&ugrave; dell&rsquo;egoismo/Antifona<br />mer 24 maggio ore 20.30 Discorso sulla servit&ugrave; volontaria <br /><br />Ingresso libero<br />Palazzo Bomben<br />tel. +39 0422 512200 fax +39 0422 512229<br />e-mail: info@palazzobomben.it<br /><br />Paolo Bernardini, dirige il &quot;Center for Italian and European Studios&quot; della Boston University di Padova. A lui abbiamo chiesto di raccontarci come si svolgeranno questi incontri. <br /><img width="50" vspace="5" height="22" align="absmiddle" src="/picture/upload/Image/nexus/logo_mp3.jpg" alt="" /> <a href="/picture/upload/File/nexus/paolo_bernardini_020506_32Kbps_mono.mp3">Ascolta l’intervista</a><br />

Original post by Nicola Gemignani

Far East Film 2006 a Udine dal 21 al 29 aprile

Dicembre 31, 1969

<p><span style="FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: &quot;Times New Roman&quot;; mso-fareast-font-family: ‘Times New Roman’; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><font face="Verdana">E’ scattato il conto alla rovescia per l’ottava edizione di ‘Far East Film’, la pi&ugrave; importante vetrina mondiale occidentale dedicata alle cinematografie dei paesi dell’estremo oriente, che si terr&agrave; a Udine dal 21 al 29 aprile, tra le sale del cinema Visionario ed il teatro ‘Giovanni da Udine’. <br />In nove giorni di proiezioni, oltre all’occasione di vedere in anteprima assoluta il meglio della produzione cinematografica della Cina, Corea del sud, Filippine, Hong Kong, Macao, Taiwan, Giappone, Thailandia, per un totale di oltre cinquanta film, sar&agrave; possibile conoscere e dialogare alcuni tra i protagonisti di queste opere; inoltre ogni pomeriggio ci sar&agrave; un incontro a tema sulla realt&agrave; del cinema asiatico.<br />Tra le pellicole in cartellone ‘Nana’ del giapponese Otari Kentaro, tratto dal popolare fumetto di Ai Yazawa; ‘Always - Sunset on third street’, altro film giapponese diretto da Yamazaki Takashi, un melodramma ambientato nella Tokio degli anni cinquanta, ed ispirato dal fumetto di Rjohei Saigan; per gli appassionati di storie ninja sar&agrave; presentato il film diretto da Ten Shimoyama (anche lui proveniente dal Giappone) ‘Shinobi’; grande attesa pure per alcune pellicole provenienti dalla Corea: ‘Rules of dating’, opera prima di Han Jae-Rim, e ‘Welcome to Dongmakgol’ di Park Gwang-Hyun; interesse anche per &quot;B420′, diretto dal regista di Macao Tang Hon-Keung, e dedicato alle speranze dei ragazzi e delle ragazze dell’ex colonia portoghese.<br />Accanto alla sezione ufficiale, si terr&agrave; un’interessantissima panoramica dedicata al musical asiatico, dagli anni trenta agli anni settanta, una vera tradizione questa, anche se sconosciuta ai pi&ugrave;, con la proiezione di diciannove tra le pellicole pi&ugrave; significative.<br />Anche quest’anno, come da tradizione, ci sar&agrave; l”Horror Day’; infatti il giorno 27 sar&agrave; dedicato ad una maratona del film del brivido, con la presentazione di sette film, dall’hongkonghese ‘The house’, al coreano ‘Voice’, dal filippino ‘Cogon’ al thailandese ‘Ghost of Valentine’……..<br /><br />A chi fosse interessato al cinema orientale, voglio segnalare qui di seguito alcuni siti internet interessanti, scritti tra l’altro in italiano:<br /></font><a href="http://www.neoneiga.it"><font face="Verdana">www.neoneiga.it</font></a><font face="Verdana"> (dedicato al cinema giapponese)<br /></font><a href="http://www.cinemacoreano.it"><font face="Verdana">www.cinemacoreano.it</font></a><font face="Verdana"> (dedicato al cinema coreano)<br /></font><a href="http://www.asiaexpress.it"><font face="Verdana">www.asiaexpress.it</font></a><font face="Verdana"> (dedicato a varie cinematografie asiatiche)<br /><br />Per informazioni relative al ‘Far East Film’: </font><a href="http://www.fareastfilm.it"><font face="Verdana">www.fareastfilm.it</font></a><br /></span></p>
<p><span style="FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: &quot;Times New Roman&quot;; mso-fareast-font-family: ‘Times New Roman’; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"></span></p>

Original post by Enrico Malus� 

DOLOMUSICA Pretesti e Contaminazioni

Dicembre 31, 1969

<p><img height="327" hspace="2" src="/picture/upload/Image/kunda/doloMusica2007.jpg" width="150" align="left" vspace="2" alt="" />Dal 24 al 12 settembre 2007 parchi e ville di Dolo ospiteranno musica classica e reading letterari. Una serie di appuntamenti promossi dal Comune di Dolo con il patrocinio della Fondazione Teatro La Fenice e organizzati dall’associazione La Voce della Musica. Oltre 40 artisti per una programmazione musicale di&nbsp;alto livello e che apre le sue porte anche a giovanissimi musicisti.</p>
<p>Nell’intervista con il Maestro Silvano Zabeo, organizzatore della manifestazione, realizzata per&nbsp;la trasmissione il&nbsp;’Cubo’ abbiamo parlato&nbsp;di come &egrave; nata DOLOMUSICA, dei vari appuntamento in cartellone e dell’idea di contaminare musica e letteratura.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/Roberta/dolomusica parte doc 2007.mp3">L’intervista.</a></p>
<p>Per ulteriori informazioni sui singoli eventi vi rimandiamo </p>
<p>al sito internet del Comune di Dolo.</p>

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Azioni Inclementi Multiple opzioni per dire No

Dicembre 31, 1969

<p><img height="94" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/banner/azioni inclementi.jpg" width="79" align="left" vspace="2" />Sul tema del No: quest’anno Azioni Inclementi dedica il suo Festival e l’associazione Menadito propone in concomitanza una mostra dal titolo: <em>I’d Prefer not to.</em> Il tutto&nbsp;a Schio <em>(VI).</em> Il primo&nbsp;in una quattro giorni dal 19 al 20 luglio 2007 tra letture, musica, teatro e cinema dislocati tra la Fabbrica Alta, i Giardini Jacquard e palazzo Fogazzaro, la seconda- visitabile sino al 4 agosto 2007- a palazzo Fogazzaro. &quot;Dalla parte di Bartleby. Alternative, ostinazioni e preferirei di no&quot; il&nbsp;titolo di quest’anno di un festival giunto all’ottava edizione e del quale abbiamo parlato nel dettaglio in un’intervista telefonica con Alberto Brodesco dell’ass. Atoz che&nbsp; ne cura l’organizzazione. </p>
<p><a href="/picture/upload/File/motel/azioni inclementi.mp3">Ascolta L’intervista</a></p>

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Gli spettatori e lo spazio di un e mail per Ec cesso una bomba per cintura di Marco Gobetti

Dicembre 31, 1969

<img height="150" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/Paul Stones/gobetti.jpg" width="100" align="left" vspace="2" /><font size="2">
<p align="justify">La proposta &egrave; di seguire un percorso non obbligato e transitare per un cesso vero dove un uomo, seduto sul water, legge delle frasi da alcuni fogli prima di recarci nello spazio teatrale della platea. Seduti tutti, Marco Gobetti sale su un palco con pochi oggetti essenziali per determinate cose che accadranno: un rotolo di carta igienica, 4 coni spartitraffico ed uno scaffale di metallo che contiene qualcosa. Qui tenta di evocare non tanto la vita di un uomo che comunque viene fuori dal suo spettacolo quanto il suo risultato, un&rsquo;e-mail che diventa lo spettacolo della sua vita. </p>
<b>
<p align="justify">&laquo;L<i>&rsquo;autore del file word di questa e-mail &egrave; un operaio, anonimo. Tra tutte le pagine che ho letto &egrave; la descrizione dei cessi della fabbrica che mi ha colpito, non tanto la storia che ne emergeva: un venerd&igrave; pomeriggio d&rsquo;estate questo si chiude dentro dove lavora, nel cesso e minaccia di far saltare tutto in aria se l&rsquo;azienda non risponde alle sue richieste che scrive in un palmare</i>&raquo;. </p>
</b>
<p align="justify">Solitamente si scrive sui muri dei bagni.</p>
<p align="justify">&laquo;<b><i>S&igrave;, ma i muri con l&rsquo;esplosione sarebbero saltati in aria coni suoi pensieri. Ecco perch&eacute; il palmare</i></b>. <b><i>Prima di compiere il gesto invia la sua e-mail a qualcuno chiedendo di pubblicarla&raquo;.</i></b></p>
<p align="justify">I muri del cesso come sfogo escatologico?</p>
<p align="justify">&laquo;<strong><em>Il cesso &egrave; tra i pochi luoghi che ci accomuna di pi&ugrave;. Un luogo di grande intimit&agrave;, di isolamento che pu&ograve; diventare spazio di libert&agrave;. Ti viene voglia di scrivere perch&eacute; prima di te c&rsquo;&egrave; stato qualcun&rsquo;altro che l&rsquo;ha fatto e dopo di te ci sar&agrave; qualcuno che legger&agrave; quello che scriverai. La comunicazione viaggia. Si esce dai cessi diversi in un mondo dove ricevi ordini in modo lesivo della libert&agrave; e della dignit&agrave;</em></strong>&raquo;. </p>
<p align="justify">Il tuo percorso teatrale &egrave; quello del teatro stabile di strada dove gli spettacoli devono avere una struttura elastica anche nella scrittura.</p>
<b><i>
<p align="justify">&laquo;S&igrave;, Scrivo un testo che si modifica durante le repliche nella struttura di base. Io non so quello che accadr&agrave;. &Egrave; un teatro che &egrave; avventura, imprevisto, totale accettazione di quanto avviene in uno spazio in totale condivisione con gli spettatori. La sola differenza &egrave; che io di alcune cose che accadranno ho coscienza, loro no. Quello che ne segue avverr&agrave; dall&rsquo;incontro mio con gli spettatori in quel particolare luogo. La precariet&agrave; dell&rsquo;accadere &egrave; sempre utile e gioiosa e poi nel mio teatro stanziale si sviluppa una sorta di miscellanea. C&rsquo;&egrave; gente che viene ad hoc per vedere lo spettacolo e gente che passa per caso. L&igrave; veramente si crea un pubblico vario. C&rsquo;&egrave; il passaparola per strada, c&rsquo;&egrave; un altro tipo di libert&agrave;. Il mio teatro &egrave; <b><i>popolare, nel senso di universale. Riguarda la vita degli uomini e deve stimolare sogni e pensieri, instillare un desiderio di rivolta inteso come modo di rivendicare la propria libert&agrave;. Ognuno ha dignit&agrave;, tutti devono rispettarla. Se solo nasce in qualcuno una coscienza del genere o questi arriva a pensare qualcosa di diverso da me&hellip; allora lo spettacolo serve al pubblico&raquo;.</i></b></p>
<p align="justify"><i>Roberta Borghi</i></p>
</i></b></font>

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Micromacrocosmi diverse sfumature del sentire

Dicembre 31, 1969

<img height="120" alt="" hspace="2" src="../../../../picture/upload/Image/banner/micro.jpg" width="102" align="left" vspace="2" />&nbsp; &quot;Un progetto con uno spessore…anche filosofico …un sentire&nbsp; in tutti gli aspetti fisici e mentali..&quot; Si parte da alcune di queste considerazioni, a colloquio con il Maestro Filippo Furlan nostro ospite, per parlare di ‘Marvellous Sound Project&nbsp;’, il primo ‘Festival di Suono e Pace’&nbsp;&nbsp;ospitato nella magnifica cornice di Villa di&nbsp;Montruglio a Mossano (VI), dal 13&nbsp;&nbsp;al 15 luglio 2007. In un tempo dove le immagini investono in modo pervasivo la nostra mente il riascolto del semplice suono offre larghi respiri&nbsp;di pace interiore e&nbsp; di un corpo ‘corporeo’ non bidimensionale. Un calendario nutrito e stimolante per questa manifestazione che vi invitiamo a seguire&nbsp;e per la quale vi rimandiamo&nbsp; per la visione dell’intero programma nel dettaglio al link: <a href="http://www.suonoepace.com/">http://www.suonoepace.com/</a>&nbsp;&nbsp;. &nbsp;Potete anche ascoltare il piacevole incontro telefonico che abbiamo avuto con il maestro Furlan&nbsp; per parlare del Festival cliccando qui sotto.
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="/picture/upload/File/Roberta/furlan.mp3">Ascolta l’intervista<br /><br /><br /></a><br /></p>

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Goldoni trecentenario dalla nascita Le manifestazioni a Venezia

Dicembre 31, 1969

<ul>
<li><img height="109" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/Balloon/goldoni.jpg" width="55" align="left" vspace="2" />Per i 300 anni dalla nascita di Carlo Goldoni (1707-2007)&nbsp; tutta Venezia si &egrave; mobilitata con iniziative e spettacoli per festeggiare l’illustre cittadino veneziano. </li>
<li>Riportiamo alcuni tra gli avvenimenti pi&ugrave; interessanti e importanti che ci saranno nell’arco di quest’anno. </li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Tanti teatri veneziani hanno una stagione teatrale molto attinente a questa festa, infatti hanno in programma commedie sue o che lo riguardano (vedi <a href="http://www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/FAB037CA-0F28-4C4D-9015-B6FB8F74010A/0/programmacelebrazionigoldoniane.pdf">www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/FAB037CA-0F28-4C4D-9015-B6FB8F74010A/0/programmacelebrazionigoldoniane.pdf</a>&nbsp;) </li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Dal 18 al 29 luglio per l’estate della Biennale&nbsp;sono in programma 19 spettacoli tutti su Goldoni in diversi spazi della citt&agrave;. L’ideatore e direttore della manifestazione, Maurizio Scaparro, ha invitato 19 autori e registi a lavorare su uno dei grandi padri del teatro. (vedi <a href="http://www.cercaturismo.it/public/absolutenm/templates/Articolo.aspx?articleid=370">http://www.cercaturismo.it/public/absolutenm/templates/Articolo.aspx?articleid=370</a>&nbsp;) </li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Dopo il prestigiosissimo debutto in prima nazionale il 22 luglio al Teatro Goldoni in occasione del 39 Festival Internazionale del Teatro &quot;Goldoni e teatro nuovo&quot; de La Biennale di Venezia, la &quot;Mise en Espace&quot; di Adriana Palmisano allestir&agrave; lo spettacolo per l’anno teatrale 2007 e 2008. </li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Per festeggiare l’autore di &quot;Arlecchino servitore di due padroni&quot; e &quot;La locandiera&quot;, il Mitreo Film Festival, le associazioni Macchina da presa e Architempo, presentano &quot;M&egrave;moires&quot; di Maurizio Scaparro con Mario Scaccia e Max Malatesta; tratto dall’autobiografia di Carlo Goldoni pubblicata a Parigi nel 1787, il progetto mai realizzato che era stato tanto caro anche a Strehler. </li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Per il 39 Festival Interazionale del Teatro la Biennale e l’Universit&agrave; &quot;Ca’ Foscari&quot; di Venezia hanno dato vta a un campus destinato agli studenti delle Universit&agrave;, delle Accademie e delle scuole superiori di teatro dell’Europa e del Mediterraneo. ( vedi <a href="http://www.labiennale.org/it/teatro/presentazione/it/68549.html">http://www.labiennale.org/it/teatro/presentazione/it/68549.html</a> </li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>

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Chiari e scuri poetici spinte ed equilibri per Push di Russel Maliphant

Dicembre 31, 1969

<img width="150" vspace="2" hspace="2" height="151" align="left" alt="" src="/picture/upload/Image/banner/push.jpg" /> Si esce da teatro con quell&rsquo;immagine impressa di un pervasivo colore bianco confine tra luce e ombra, colpiti dalla forza, dalla compattezza del potente e agile corpo atletico di Russel Maliphant e dalla perfezione ineccepibile di grazia di un corpo nato a priori per danzare: quello di Sylvie Guillem. <strong>&lsquo;</strong>Push&rsquo;, pluripremiata creazione coreografica del canadese Maliphant, &egrave; salito gioved&igrave; 5 luglio sul palco del Gran Teatro La Fenice di Venezia e ha riscosso al pari degli altri paesi dove &egrave; stato ospitato, una vera ovazione di pubblico. &lsquo;Push&rsquo; ha anche dato il titolo alla serata che ha visto nella prima parte tre assoli: due interpretati dalla Guillem (&lsquo;Solo&rsquo; e &lsquo;Two&rsquo;) ed uno da Maliphant (&lsquo;Shift&rsquo;). Ma scendiamo nel dettaglio<strong>.</strong>
<p>&nbsp;</p>
<p>&lsquo;Solo&rsquo; si &egrave; aperto sulle americane abbassate a pochi metri dal pavimento, con 7 fari luce bianchi a ricreare nella notte, una strada di periferia dove la Guillem -la coreografia &egrave; stata creata proprio per lei nel 2005- completamente vestita di bianco, a piedi scalzi e con i suoi rossi capelli corti, ha danzato, tra linee classiche e contemporanee sulla chitarra dello spagnolo Carlos Montoya. Un corpo di formazione decisamente accademica, sempre in movimento, con quelle sue braccia che sembravano fluttuare nell&rsquo;aria, in una composizione semplice e lineare; con quegli stacchi di gambe di una fuoriclasse accennati due o tre volte; semplici giri in<i> piqu&eacute;</i>, rigorosamente controllati in un crescendo, ma sempre composto di un flessuoso ed energico spirito flamenco.</p>
<p>&lsquo;Shift&rsquo;<b> </b>comincia con un assolo di Maliphant vestito tutto di bianco e si evolve in un passo a due, a tre, a quattro con co-ballerini di una sincronia perfetta perch&eacute; proiezioni d&rsquo;ombre dello stesso coreografo. Sul fondo infatti un grande pannello diviso in sei rettangoli, che si allungano verticalmente, grazie ad un gioco di luci, diventa palcoscenico per i multipli &lsquo;negativi&rsquo; di Maliphant che appaiono, scompaiono, si allungano come dei giganti per poi tornare a dimensione d&rsquo;uomo seguendolo in una danza raccolta, orizzontale, su gambe piegate, braccia raccolte ad arco lungo il corpo, con un braccio che si allunga a volte verso l&rsquo;alto. Una danza intima, spirituale -ricorrono alcune figure yoga- alla ricerca del centro di energia corporeo che dal busto prima raccolto in un profondo <i>contract </i>si evolve in un afflatico <i>release &ndash; </i>ricerca coreografica questa che ritroveremo anche nell&rsquo;ultimo<i> </i>assolo <i>&lsquo;</i>Two<i>&rsquo;. </i>Nel finale i pannelli ad uno ad uno, al passaggio del coreografo, si spengono e con loro le ombre sino a quando lo stesso Maliphant viene inghiottito dal buio. Ringrazia anche la sua ombra Maliphant negli applausi finali, con un sorriso. Di nuovo in questa coreografia si ripete il sodalizio con le luci di Michael Hulls, con le quali Maliphant ha instaurato da tempo un vero e proprio dialogo compositivo. La musica &egrave; di Shirley Thompson, prima donna inglese di colore ad aver composto e diretto una sinfonia con ritmi e stili vocali popolari.</p>
<p>&lsquo;Two&rsquo; ci offre la fascinazione di un corpo che sembra illuminarsi dall&rsquo;interno, fasciato da una luce fioca e da una tuta nera che lascia scoperte schiena, collo, braccia, piedi in un lento risveglio -la musica di Andy Cowton inizia come una goccia d&rsquo;acqua che cade nel vuoto a tratti e si evolve in sonorit&agrave; vorticose. Nel pieno del flusso musicale il corpo da cerbiatta accelera i suoi movimenti, appare come un ologramma. I disegni delle braccia sembrano continuare nei riverberi di luce che trascinano con s&eacute; nel tentativo anche qui di ricerca e di restituzione di energia di vita. Allungamenti del corpo&hellip;ci sono queste spinte in Maliphant che partono dal centro del pelvis e poi si espandono all&rsquo;esterno attraverso i canali corporei che si allungano nello spazio, a volte facendosi largo piano e lentamente nell&rsquo;aeree invisibile, a volte squarciandolo. &lsquo;Two&rsquo; come demarcazione tra buio e luce. &lsquo;Two&rsquo; come i pieni e i vuoti dati dal corpo della Guillem che si vede e non si vede. &lsquo;Two&rsquo; come l&rsquo;intensit&agrave; dei movimenti da lenti a veloci. </p>
<p>Veniamo infine a &lsquo;Push&rsquo;. Passo a due che inizia con corpi che si diramano in verticale -la Guillem &egrave; sulle spalle di lui- disintrecciandosi e dividendosi in due entit&agrave; distinte una volta a terra. Pochi attimi di buio e di nuovo la luce su modalit&agrave; figurative diverse ma sempre verticali che finiscono con il separarsi una volta a terra. Quadri lenti di luce in dissolvenza, pochi secondi dopo ancora una presa che riempie i vuoti lasciati dalla precedente: dove c&rsquo;era un inarcamento ora c&rsquo;&egrave; un&rsquo;estensione. Alleanza d&rsquo;opposti, spinte, equilibrismi fuori asse&hellip;la presenza sicura dell&rsquo;altro. Entit&agrave; alla ricerca di un equilibrio, nell&rsquo;incontro, scontro&hellip;anche di relazione in una perfetta e totale assenza di gravit&agrave; tanto &egrave; la perfezione raggiunta dal duo. Passaggi difficili ma resi straordinariamente semplici, di prese, di contact in un linguaggio totalmente fisico. Questo passo a due -nato su richiesta della Guillem- fece molta impressione quando fu presentato nel 2005 al Sadler&rsquo;s Wells.</p>
<p>Lo straordinario duo &egrave; stato richiamati sul palco, nel finale, per quattro-cinque volte prima di accomiatarsi dal pubblico dietro il sipario del Gran Teatro La fenice di Venezia. Un&rsquo;ultima postilla. Tra il pubblico a pochi sedili dalla sottoscritta la piacevole sorpresa di trovare Brian May, il chitarrista dei Queen. Vedi a volte dove si incontrano le persone.<br /><br /></p>

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Carnival the Show tecnologia multimediale per raccontare la storia di Venezia

Dicembre 31, 1969

<p><strong><em>CARNIVAL</em></strong>-<em>The Show</em> &egrave;&nbsp;il nuovo&nbsp;spettacolo che potrete&nbsp; vedere da marted&igrave; 10 luglio 2007 tutte le sere - tranne la domenica- a Venezia, nell’ ex Cinema Olimpia ora rinnovato Teatro San Gallo, in Campo San Gallo, dietro Piazza San Marco. Alta tecnologia audio e video, 50&nbsp; persone coinvolte in varie mansioni, uno staff di professionisti tra i quali Antony Wilkinson(Broadway) e Andrew Hempson(West End)&nbsp;che ne hanno seguito la direzione, a disposizione di un viaggio virtuale nella Venezia storica, attraverso flashback che prendono vita da un episodio specifico: il Carnevale del 1913. La formula&nbsp;&nbsp;per&ograve; - gi&agrave; in uso in altre nazioni- &egrave; quella di unire al diletto&nbsp;della visione anche&nbsp;la delizia del palato. E cos&igrave; prima dello show- i viaggiatori potranno&nbsp;assaggiare ‘Venezia’ attraverso la sua tradizione culinaria. Biglietti a 30 euro per i primi tre giorni di inaugurazione poi si trasformeranno in 79 euro fissi a persona.&nbsp;Carlo Maria Grassi, dello staff organizzativo- ospite del ‘Cubo’ di Radiobase ci ha fornito ulteriori informazioni.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/motel/carnival.mp3">Ascolta l’intervista</a></p>

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Un dietro le quinte dello spettacolo Non sentire il male Dedicato a Eleonora Duse con Elena Bucci

Dicembre 31, 1969

<p><img height="114" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/banner/elena bucci.jpg" width="103" align="left" vspace="2" />&nbsp;&quot;<em>Si tratta di una sorta di backstage dal vivo, dove io racconto di come mi sono avvicinata ad Eleonora Duse; di alcuni materiali che mi hanno interessata ma poi non sono andati a finire nello spettacolo; della fascinazione per questa donna…..&quot;</em> Queste le prime parole di Elena Bucci nel raccontarci del suo incontro che si terr&agrave;&nbsp;venerd&igrave; 6 luglio 2007&nbsp;a Chioggia nel chiostro del Museo San Francesco all’interno della rassegna <strong>Inchiostri </strong>promossa da Arteven. Un dietro le quinte, dove il pubblico potr&agrave; con le sue domande, capire come si &egrave; arrivati a costruire lo spettacolo che in Veneto ha raccolto molta adesione di pubblico.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/test/elena bucci.mp3">Ascolta l’intervista completa realizzata per il Cubo all’attrice ravennate, Elena Bucci</a></p>

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Eterogeneicit delle proposte quest anno la forza di Asololibri

Dicembre 31, 1969

<p><img height="129" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/banner/asolo libri.jpg" width="91" align="left" vspace="2" />&quot; E’ la differenziazione&nbsp;degli autori quest’anno la forza di Asololibri- ci dice uno degli organizzatori di questa nota manifestazione, Gianni Stocco. &quot;Un modo inusuale di <em>tastare </em>l’autore&quot;- continua.&nbsp; Asololibri,&nbsp;&nbsp;festival della lettura dal 25 maggio al 2 giugno, &nbsp;nella cornice della citt&agrave; storica, prevede una serie di incontri sui temi pi&ugrave; vari con protagonisti studenti di alcune scuole&nbsp; a presentare alcuni tra i pi&ugrave; importanti scrittori nazionali. Per il programma dettagliato vi rimandiamo al sito:www.asolo.it</p>
<p>Per un approffondimento su Asololibri 2007 ascolta l’intervista realizzata con <a href="/picture/upload/File/test/asolo libri.mp3">Gianni Stocco referente della libreria Massaro </a></p>

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Teatri delle Mura un salto qualitativo di livello nazionale

Dicembre 31, 1969

<p><img height="61" hspace="2" src="/picture/upload/Image/Paul Stones/teatri mura.jpg" width="104" vspace="2" alt="" />Padova e le sue antiche mura anche quest’anno ospiteranno dall’8 al 24 giugno la terza edizione del Festival, che con i suoi 55 eventi, 16 prime nazionali, 12&nbsp; prime regionali, 20 compagnie ospiti, 5 laboratori e 7 spazi diversi offre di tutto e di pi&ugrave; a chiunque ami il teatro.&nbsp; 4 le sezioni: &nbsp;Incontri- Invasioni-Officine-Extra Ordinario, ciascuna ricchissima di ospiti, rappresentazioni teatrali e laboratori.</p>
<p>Ne abbiamo parlato nel dettaglio con il dir. art. del Festival , Andrea Porcheddu.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/Balloon/teatri mura 2007.mp3">Ascolta l’intervista</a></p>
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<p>a cura di: <em>Roberta Borghi</em></p>

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Fantadia invade amichevolmente Asolo e i suoi spazi

Dicembre 31, 1969

<p><img height="79" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/Paul Stones/asolo.jpg" width="117" align="left" vspace="2" />Il Festival Internazionale di Multivisione, giunto quest’anno alla sua settima edizione, presenta un calendario composito di proiezioni e installazioni, mostre fotografiche, concerti invadendo pacificamente- come afferma il suo direttore artistico Francesco Lopergolo ai nostri microfoni- &nbsp;lo spazio di Asolo (Tv). &nbsp;Immagini e musica: un sodalizio capace di creare&nbsp; in noi nuove sensazioni e riportarne a galla di vecchie.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/motel/asolo fantadia.mp3">Ascolta l’intervista realizzata con Francesco Lopergolo</a></p>
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<p>a cura di: <em>Roberta Borghi</em></p>

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RED tra Forsythe ballerini del Mariinskij e happening

Dicembre 31, 1969

<p><img height="114" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/alessandra/red.jpg" width="77" align="left" vspace="2" />Con Il direttore artistico di RED, <strong>Reggio Emilia Danza</strong>/Festival, il dott. Giovanni Ottolini, abbiamo parlato della programmazione di quest’anno e di come lo spazio urbano di Reggio Emilia&nbsp; sia diventato - in questa edizione- contenente e contenuto di alcune delle performance e degli happening della nota manifestazione.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/Gasparetto/red festiva 2007.mp3">Ascolta l’intervista realizzata per il ‘Cubo’.</a></p>

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Velocit brusche frenate e uno spettro per Ccelera di Maurizio Camilli

Dicembre 31, 1969

<img height="150" hspace="2" src="/picture/upload/Image/Paul Stones/ccelera.jpg" width="118" align="left" vspace="2" alt="" /><font size="3">
<p align="justify"><font size="2">Il dubbio si insinua gi&agrave; in quella doppia consonante ripetuta nel titolo. Un rafforzativo dell&rsquo;azione o un&rsquo;indecisa emissione vocale che chiede l&rsquo;azione contraria. La contemporaneit&agrave; dei contenuti shakespeariani rivive in questo spettacolo, in nuova forma. L&rsquo;antico teschio amletico nelle sembianze moderne di una casco e una tuta da corsa reincarnazione di J.Villenueve. Il Principe di Danimarca in un giovane operaio-ballerino interpretato da Maurizio Camilli della Compagnia <i>Balletto Civile</i>. La celebre frase del monologo amletico in nuova metafora, accelerare o non accelerare nelle curve della vita: vivere o morire. Musica, canto e danza, gli elementi comprimari di quarantacinque minuti di<i> Ccelera</i>, sotto l&rsquo;egida di 20 fari, quasi fosse un concerto rock, tra il Requiem di Mozart iniziale ibridato con un 10 cilindri di formula Uno e uno spazio limbico nel quale il protagonista con la passione per la velocit&agrave; rimane sospeso dopo un incidente stradale. Una seconda opportunit&agrave; per questo giovane, Maurizio, di ritornare sui propri passi?</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">S&igrave;. Mi piaceva partire da quest&rsquo;idea: uno spazio sospeso dove l&rsquo;operaio incontra il suo eroe Villeneuve, e rivivere come in un flashback i suoi ultimi 4 giorni, analizzando una rosa di eventi rei di quell&rsquo;inquietudine che forse l&rsquo;ha portato a fare l&rsquo;incidente durante una gara clandestina. L&rsquo;automobilismo qui diventa un cavallo di Troia per parlare di una condizione dell&rsquo;esistere legata alla passione per la velocit&agrave;. Non un inno alla velocit&agrave; ma una riflessione che pu&ograve; passare anche attraverso l&rsquo;esaltazione della velocit&agrave; fatta in maniera cretina per diventare un inno alla lentezza: &egrave; giusto accelerare quando c&rsquo;&egrave; bisogno di andare veloci e rallentare quando serve, prendendo in</font> <font size="2">mano la propria vita. Io parlo con Villeneuve rappresentato da un casco e una tuta. I due oggetti diventano la declinazione del sogno di quest&rsquo;operaio che vorrebbe diventare un campione di Formula Uno ma non ha i mezzi per farlo, forse neanche il talento. Non &egrave; la figura</font> <font size="2">vincente quella che mi interessava.</font><font size="2"> <i>Volevo parlare di qualcosa di molto popolare, di una figura con una passione forte, radicata. Ho fatto anch&rsquo;io l&rsquo;operaio per due anni e da giovane avevo la passione per le macchine da corsa. Mi interessava capire come un giovane che ha un disagio pensa di riuscire attraverso un sogno, una passione a trascendere la propria vita e a trovare una ragione per esistere. </i></font></p>
</i></b>
<p align="justify"><font size="2">Al<i> </i>linguaggio verbale accosti quello non verbale della danza. Come hai elaborato la commistione tra le due cose?</font></p>
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<p align="justify"><font size="2">La danza ha sublimato l&rsquo;andrenalina che provavo andando in macchina. Ti sembrer&agrave; paradossale ma per andare veloci devi danzare, avere la capacit&agrave; di essere preciso, tranquillo. Si &egrave; concretizzato questo corto circuito e mi sono detto per raccontare queste sensazioni la danza anche se sembra lontanissima dal mondo dell&rsquo;automobilismo &egrave; un linguaggio che in certi momenti pu&ograve; risultare pi&ugrave; giusto della parola piuttosto che di un video o dei filmati dove faccio vedere dei camera-cars.</font> </p>
<p align="justify"><font size="2">Roberta Borghi</font></p>
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Mojito l altra luce del cinema

Dicembre 31, 1969

Sono iniziate ieri a Venezia le riprese del cortometraggio <span style="background-color: rgb(255, 204, 153); font-weight: bold;">&ldquo;Mojito&rdquo;</span> che fa parte del progetto &ldquo;L&rsquo;altra luce del cinema&rdquo; che punta a offrire allo spettatore, anche privo di vista o ipovedente, un&rsquo;esperienza multisensoriale. Il filmato &egrave; realizzato dalla societ&agrave; veneziana &ldquo;360 Degress Film&rdquo; fondata da Giovanni Andreotta e Nicola Rosada con sede alla Giudecca al Venice Cube (realizzato per 22 societ&agrave; miste dal Comune con i finanziamenti della Comunit&agrave; Europea).<br />Abbiamo incontrato sul set, il regista e gli attori protagonisti di questo straordinario esperimento che come un cocktail mixa i sensi ai sentimenti.<br /><a href="/picture/upload/File/Willy/nuoveinterviste/mojito_filmXsito.mp3">Ascolta l’intervista realizzata da Emanuele Remoto.</a>

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Choreographic Collision Un percorso di ricerca per coreografi esordienti

Dicembre 31, 1969

<p><img height="77" hspace="2" src="/picture/upload/Image/Roberta/collision.jpg" width="101" align="left" vspace="2" alt="" />Coreografi esordienti? Un’opportunit&agrave; vi attende a Venezia. Un respiro internazionale per questo progetto italiano pensato da Viviana Palucci, vice presidente del FNASD - la Federazione Nazionale Associazioni Scuole di Danza- e destinato a pi&ugrave; o meno giovani, coreografi esordienti che vogliano&nbsp;misurarsi in un percorso&nbsp;di ricerca accompagnati da artisti di fama internazionale come&nbsp;il direttore della Biennale di Venezia Ismael Ivo o&nbsp; il coreografo Iacopo Godani, solo per fare qualche nome. I dettagli dell’iniziativa nell’intervista realizzata con Viviana Palucci.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/Roberta/choreographic collision.mp3">Ascolta l’intervista</a></p>

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Arte dei Rem ri I anni di Storia

Dicembre 31, 1969

<p><img height="65" hspace="2" src="/picture/upload/Image/Roberta/remeri.jpg" width="149" align="left" vspace="2" alt="" />Al <em>Cappellaio Matto</em> Saverio Pastor, presidente dell’associazione ‘El Felze’ di Venezia- l’associazione che riunisce varie categorie di artigiani che costruiscono le gondole. Con lui abbiamo parlato delle manifestazioni celebrative previste da agosto ad ottobre per il 700&deg; anniversario dell’Arte dei Rem&egrave;ri a Venezia.</p>
<p><a href="/picture/upload/File/Roberta/el felze.mp3">Ascolta l’intervista</a></p>

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quot Knockin on the wild side quot opere ispirati da lavori di Lou Reed e

Dicembre 31, 1969

<img width="150" vspace="2" hspace="2" height="224" align="left" src="/picture/upload/Image/nexus/silipo2.jpg" alt="" />&quot;Knockin’ on the wild side&quot;: opere ispirati da lavori di Lou Reed e Bob Dylan <br /><br /><br />SCIOR&Ugrave;M presenta le sculture di Michele Sassi e Davide Silipo e gli haiku di Toni Piccini nella mostra &quot;KNOCKIN’ ON THE WILD SIDE&quot;. <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Dal 16 Ottobre al 10 Novembre 2006</span><br />SCIOR&Ugrave;M, via Cascina Barocco 9, Milano. <br /><br /><br />Knockin’&hellip;<br />&hellip;a dispetto del titolo non occorre bussare, basta varcare la soglia, e meglio farlo spogliandosi delle sicurezze vendute dagli spacciatori di ricordi e stereotipi.<br />Meglio non cercare immagini che evochino un vecchio junkie preda dell’eroina e un menestrello da usare nell’ora antimilitarista, la delusione farebbe di voi preda. Via la scenografia degli anni e spazio alla coreografia d’un sentire che avrebbe potuto avere luogo in altri tempi e strade, sino a rischiare di vedere come la mente e l’opera dei due artisti statunitensi abbiano colorato e colorino ossa e passi e non bandierine o spilline.<br />Sarebbe stato facile e redditizio per i due scultori presentare creazioni figlie dell’immaginario collettivo, ammiccanti ad uno scontato riscontro: Michele Sassi e Davide Silipo prediligono invece le domande alle risposte e di ci&ograve; fanno forma compiuta, dando vita a opere dove la materia viene levata e non aggiunta.<br />Le espressioni, l’essenzialit&agrave;, i muscoli contratti di questi corpi-anime ( con un Dio o senza ) ci mostrano desideri, corde e consapevolezze senza tempo, tratti comuni a Dylan e Reed, cos&igrave; simili nel loro carattere e cammino ( che gli abiti siano di jeans o di pelle poco conta ), il cui minimo comune multiplo &egrave; una crudezza la cui unica via d’uscita &egrave; il non fuggire la realt&agrave;.<br />Dovendo coniare un motto per loro scriverei &quot; Non &egrave; per noi l’inutile &quot;, ed &egrave; proprio tale caratteristica a pervadere le creazioni dei due scultori ( grido, domanda, sottomissione, ribellione, urlo o che altro esprimano ) sino a divenire il fulcro delle emozioni che suscitano.<br />Accanto alle opere scolpite la mostra si compone di un haiku per ogni brano, centosettanta sillabe in tutto per dieci piccole istantanee senza pellicola.<br />Stante che da s&eacute; stessi &egrave; meglio andare che fuggire, varcate la soglia dello Sciorum: troverete una parte di voi. <br /><br />Non capita spesso.

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Sesto Salone dell Editoria di pace fare pace tra Verit e Menzogna

Dicembre 31, 1969

<p><img height="87" alt="" hspace="2" src="/picture/upload/Image/salone editoria.jpg" width="116" align="left" vspace="2" />Nato nel 2001 torna a Venezia, per la sesta volta, il Salone dell’Editoria di Pace. Moltissime le case editrici italiane, specializzate&nbsp;&nbsp;e non sui temi della pace, &nbsp;presenti quest’anno. Scuola Grande di&nbsp;S. Giovanni Evangelista, Scuola Grande di S. Rocco, Aula Magna dello Iuav, Patronato dei Frari, Scuoletta di S. Tom&agrave;, &nbsp;i luoghi deputati. Un programma ricco di iniziative che prevede workshop, conferenze, mostre, incontri. Il programma&nbsp; completo della manifestazione &egrave; consultabile al sito <a href="http://www.farepace06.it">www.farepace06.it</a></p>
<p>Zona Gialla&nbsp; ne ha parlato con il suo ospite: Giorgio Camuffo</p>
<p><a href="/picture/upload/File/editoria di pace.mp3">Salone Editoria di Pace</a></p>
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Forum Spumanti d Italia

Dicembre 31, 1969

<img width="200" vspace="2" hspace="2" height="133" align="left" src="../../../../picture/upload/Image/nexus/mostra_spumanti.jpg" alt="" />Convince il nuovo corso del Forum Spumanti d&rsquo;Italia che ha chiuso ieri i battenti della Mostra&amp;Enoteca in Villa dei Cedri a Valdobbiadene (Treviso) dopo una 4 giorni di full-immersion nel mondo spumantistico pensato in particolare per assecondare le richieste di operatori professionali da un lato ed appassionati dall&rsquo;altro. Infatti il Forum 2006 &ndash; disegnato dal direttore Giampietro Comolli con il sostegno di Comune di Valdobbiadene, Regione Veneto, Camera di Commercio e Provincia di Treviso, e la partnership strategica di Veneto Banca - ha voluto dare maggior spazio ad eventi, degustazioni, incontri mirati ad incentivare un consumo consapevole ed informato degli spumanti. Questo con la creazione ad esempio di Aule tematiche di degustazioni dedicate ciascuna a singoli territori o denominazioni, ed ancora con il largo spazio riservato nel programma della manifestazione alle degustazioni guidate a cura di Veronelli Editore e alle Officine dei Sapori&amp;Spumanti. Una nuova impostazione che, in sede di bilancio, ha dimostrato di funzionare, raccogliendo in primis il consenso delle aziende che hanno presentato al Forum circa 350 etichette provenienti da tutta Italia e in particolare dalle aree Doc e Docg pi&ugrave; prestigiose. Ma anche gli appassionati sono accorsi numerosi in Villa dei Cedri con circa 5.500 ingressi di cui 400 stranieri. Oltre 1000 gli addetti ai lavori fra sommelier, enologi, ristoratori, enotecari ecc. che hanno visitato il Forum 2006, mentre un altro migliaio di appassionati hanno partecipato alle 5 Officine dei Sapori&amp;Spumanti e alle Degustazioni a cura di Veronelli Editore. Nei 4 giorni sono state stappate dai sommelier dell&rsquo;AIS 3.500 bottiglie e serviti 33.000 calici. Cresciuta anche la presenza dei mezzi di comunicazione con ben 128 giornalisti italiani e stranieri accreditati, 18 radio e 22 televisioni nazionali e regionali. Nutrita anche la presenza di autorit&agrave; in particolare nella giornata inaugurale a cominciare dai tre sottosegretari, Cesare De Piccoli, Ministero dei Trasporti, Paolo Giaretta, Ministero dello Sviluppo Economico e Guido Tampieri, Ministero alle Politiche Agricole e Alimentari, insieme a Pietro Giorgio Dav&igrave;, Sindaco di Valdobbiadene, Floriano Zambon, Presidente di Altamarca organizzatrice del Forum, ai rappresentanti nazionali di Coldiretti, Confagricoltura e CIA, al Presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, al Presidente della CCIAA di Treviso e Unioncamere Veneto, Federico Tessari, al Vicepresidente della Regione Veneto, Luca Zaia.<br /><br />Ma non sono solo i numeri a qualificare l&rsquo;edizione 2006 di un Forum che si presenta sempre di pi&ugrave; come il punto di riferimento, di incontro, di analisi e di proposta dei grandi temi che attraversano il settore. Non a caso in concomitanza con l&rsquo;evento si sono riuniti, su invito del Forum e di Altamarca , attorno ad uno stesso tavolo i grandi protagonisti della produzione italiana e dei Consorzi per confrontarsi a viso aperto sul tema cruciale di definire nuove regole per la &ldquo;Designazione, Denominazione, Presentazione dei vini spumanti&rdquo;.<br /><br />Anche il Ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Paolo De Castro, ha voluto intervenire all&rsquo;importante incontro in collegamento telefonico assicurando che &ldquo;il Ministero non potr&agrave; far altro che assecondare e lavorare nella direzione di raggiungere gli obi