Mario Monicelli Il mio Cristo ha perso la testa
Marzo 14, 2008

“Da duemila anni Gesù si vendica su di noi di non essere morto su un divano”: così Emil Cioran ironizzava lapidario con il suo caratteristico stile nei Sillogismi dell’amarezza. In molti, dopo e prima di lui, hanno ragionato, ricamato, filosofeggiato e scherzato sul tema. Di recente, in chiave pop, Davide Colombo del collettivo multimediale milanese il Deboscio, ha lavorato a un progetto in questa direzione partendo da quello che in narrativa anglosassone si definirebbe un what if (cosa sarebbe successo se): quale sarebbe ora il logo della chiesa cristiana se Gesù fosse stato decapitato?
Con l’aiuto di uno sculture specializzato in calchi, Colombo ha realizzato una statua che rappresenta Cristo inginocchiato davanti a un ceppo; poco distante la testa mozzata poggiata su un cuscino. Nessuna traccia di sangue, colori neutrali e soprattutto nessuna ascia in vista. In termini simbolici, l’assenza dell’ascia è in realtà una presenza. E infatti Il Deboscio ha approntato una serie di fotomontaggi, in cui i luoghi della cristianità, dalla chiese ai cimiteri, sono adornati di asce e non di croci.

Da qui il titolo dell’opera: C’è da rifare l’immagine coordinata, ovvero l’immagine, il logo, mancante da abbinare alla scena della “sacra decapitazione”. Il regista Mario Monicelli, piacevolmente colpito dal lavoro di Colombo ha deciso di comprare l’opera. Panorama.it lo ha intervistato.
Come mai ha scelto di acquistare “L’immagine coordinata”?
L’ho comprata… In realtà è rimasta ancora alla Littleitalygallery a Milano, l’ho vista solo in foto, non ne conosco nemmeno le dimensioni.
È più o meno a grandezza naturale. A proposito dove la metterà?
Bè io abito in quaranta metri quadrati, il posto si trova (ride).
Tornando alla domanda iniziale…
È un riconoscimento nei confronti di un lavoro artistico che reputo intelligente. Mi piace l’idea spiritosa, leggera e allo stesso tempo dissacrante che c’è dietro. È un’opera molto carica di ironia. È questo il motivo principale che mi ha spinto a comprarla. Ne ho parlato con Davide Colombo e siamo entrati in sintonia immediatamente, proprio sulla caratura ironica del suo lavoro. Di questi tempi l’ironia è merce rara. E su certi temi poi… Ne parla anche il mio ultimo film (Le rose del deserto N.d.R.). C’è una scena in particolare in cui alcuni soldati, per irritare un frate che è con loro, guardando la luna commentano: “certo che la mezzaluna è molto bella, esile, romantica… meglio della croce, simbolo di morte.”
A livello formale, come giudica l’opera?
L’opera mi è piaciuta a livello sia estetico sia poetico. Ne ho apprezzato il disegno, la composizione, i piani e la luce. Spero poi sia davvero così, ripeto ho visto solo l’immagine e a meno che non sia merito esclusivo di un grande fotografo…
Un acquisto fatto da un nome come il suo non può che dare visibilità a Il Deboscio…
Volevo dare un attestato di stima a questi giovani artisti, e aiutarli per quanto possibile. Sono molto bravi e arguti. La curiosità nei confronti de L’immagine coordinata mi è venuta leggendo il depliant di presentazione: preciso, simpatico e scritto bene, cosa da non sottovalutare affatto, in quanto abbastanza insolita. Ormai i ragazzi non sanno più scrivere… non conoscono più la sintassi.
C’è chi ha definito l’opera una blasfemia gratuita e scontata…
Ognuno la pensa come vuole, io ho intravisto del concetto nel lavoro di Colombo. Il resto lascia il tempo che trova.
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